Maratona di Milano 2014

Milano non ama la sua maratona

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Maratona di Milano 2014Il 6 di aprile si è corsa l’edizione 2014 della Milano City Marathon. Un’edizione da record in termini di partecipazione, anche se la gran parte dei runner che hanno preso parte alla manifestazione hanno preferito correre la staffetta (quattro frazioni di lunghezza variabile), mentre solo qualche migliaio sono stati coloro che hanno affrontato la distanza tradizionale dei 42 Km e 175 metri.
Come già è avvenuto negli anni precedenti l’entusiasmo per questo avvenimento, e la grande passione degli atleti, sono stati un po’ offuscati dalla pessima accoglienza che la città rivolge a questo evento sportivo. Chi ha corso qui sa che, diversamente da quanto accade in quasi tutte le città del mondo che organizzano maratone internazionali, il pubblico è davvero freddino, per usare un eufemismo.
Anziché attraversare ali di folla festante, i runner sono costretti a sfilare tra gli sguardi indifferenti, e in molti casi infastiditi dei milanesi, che sembrano considerare la maratona un intralcio alle loro attività abituali, anziché l’opportunità di vivere una giornata diversa e di valorizzare la loro città.
Quest’anno poi, contrariamente a quanto successo nelle due scorse edizioni, il comune non ha previsto il blocco del traffico, con il risultato che il percorso della gara era assediato da file di auto strombazzanti e automobilisti imbufaliti che pretendevano di attraversare il percorso.
E pensare che la maratona di Milano avrebbe tutte le caratteristiche per diventare uno degli appuntamenti più attesi, visto che il percorso totalmente pianeggiante e privo di difficoltà è ideale per realizzare un buon tempo. Molti sono gli atleti che vengono a Milano con l’obiettivo di realizzare il proprio personale, considerato che anche il periodo dell’anno in cui si corre promette temperature miti.
Milano, sede dell’Expo 2015, è una città che ha sempre dichiarato l’ambizione di essere una delle capitali economiche e culturali d’Europa. Ma di sicuro è una città che deve ancora imparare moltissimo dalle altre, per lo meno per quanto riguarda la cultura dello sport e la capacità di valorizzare le proprie potenzialità.

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