Marco Olmo

Marco Olmo, l’uomo che ha fermato il tempo

Storie di Runner
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E’ possibile diventare campione mondiale a cinquantanove anni in una delle discipline sportive più massacranti del mondo come l’ultramaratona? Chiedetelo a Marco Olmo.

Quell’estate del 2005, gli spettatori che assistevano all’ultimo tratto dell’Ultra Trail del Monte Bianco, una corsa massacrante di 167 chilometri intorno alla montagna più alta d’Europa, valida per il titolo del mondo di ultramaratona, devono essersi guardati l’un l’altro increduli.

Non poteva essere vero ciò a cui stavano assistendo: cosa ci faceva un uomo di quasi sessant’anni in testa a una delle corse più dure del mondo? Dietro di lui arrancavano atleti preparatissimi e soprattutto molto più giovani di lui. Difficile immaginare cosa sia passato nella sua mente, e in quella di tutti coloro che assistevano a quell’evento straordinario, nel momento in cui ha tagliato il traguardo per primo.

Definire Marco Olmo una leggenda sembra quasi scontato. Eppure è difficile immaginare qualcuno più lontano di lui dall’immagine del divo, del grande personaggio. Nato ad Alba nel 1948, ha lavorato come boscaiolo, come camionista, e poi per oltre vent’anni come operaio in un cementificio. Ha cominciato a dedicarsi al running solo a 27 anni, “quando gli altri smettevano” (così gli piace dire). Ma è solo intorno ai quarant’anni che ha scoperto la sua vocazione per le competizioni estreme. Da allora ha corso più volte la Marathon des Sables, un ultra trail di oltre 230 Km nel deserto del Sahara, La Desert Marathon in Libia, e la Desert Cup in Giordania, entrambe gare che ha vinto più volte. E molte altre, sempre vincendo o piazzandosi tra i migliori.

Come riesca ad ottenere questi risultati è davvero difficile da spiegare. Marco non segue nemmeno tabelle di allenamento sofisticate: si allena da solo ogni giorno, senza nemmeno tenere un conto preciso delle distanze percorse. Probabilmente quello che lo distingue dagli altri è la sua costanza e la sua capacità di soffrire. E forse una profonda voglia di riscatto, di prendersi ciò che la vita non gli ha dato in altro modo. Sentirlo parlare di se stesso e dei suoi successi è disarmante. Marco è il contrario del supereroe, eppure, nella sua semplice umanità, è indubbiamente una persona straordinaria e speciale, non solo per i suoi risultati sportivi.

Oggi ha 66 anni, e non sembra avere alcuna intenzione di fermarsi. Lui dice spesso che quando non farà più grandi risultati nessuno si ricorderà di lui. Ma su questo, Marco, siamo davvero certi che ti sbagli! Il segno che hai lasciato nel cuore di tante persone che ti ammirano e che ti vogliono bene, pur senza averti mai incontrato di persona, non dipende dai piazzamenti nelle competizioni. Tutti noi, poveri runner comuni, vorremmo essere un po’ come te, nella corsa e nella vita.

 

Nel 2009 Paolo Casalis e Stefano Scarafia hanno realizzato “il Corridore”, un documentario in cui si racconta la sua storia. Qui potete vedere il trailer, e se volete, potete acquistare il film su Amazon.

 

 

 

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