Martin Richard, vittima dell'attentato alla maratona di Boston

In memoria di Martin

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La maratona di Boston è una delle più antiche del mondo. La prima edizione si svolse addirittura nel 1897, l’anno dopo le prime olimpiadi dell’era moderna. Circa 20 mila persone ogni anno sfidano se stesse sulle strade di questa splendida città.

Esattamente un anno fa si correva la centodiciassettesima edizione, faceva molto caldo. Il cronometro segnava quattro ore e nove minuti. William Richard, uno dei tantissimi atleti amatoriali in gara quel giorno, era ormai a poche centinaia di metri dal traguardo. Non stava certamente realizzando un tempo da primato, ma sicuramente era soddisfatto di aver superato la prova sempre difficile dei 42 chilometri.

Proprio in quel momento però qualcosa di tremendo accadde, e la sua vita cambiò per sempre. Qualcuno aveva deciso di versare il proprio odio e la propria frustrazione in quella meravigliosa festa, per trasformarla nel peggiore incubo.

Prima una, poi una seconda bomba esplosero tra il pubblico a pochi metri dal traguardo. La vita di tre persone venne spazzata via in un istante. Tra queste, c’era Martin Richard, un bambino di otto anni. Martin aspettava l’arrivo del suo papà William, per abbracciarlo, per dirgli quanto era orgoglioso di lui. Quell’abbraccio non c’è mai stato.

 

Martin Richard, vittima dell'attentato alla maratona di BostonQuel giorno, scrivemmo un pensiero, che riportiamo qui sotto. Lo scrivemmo per Martin e per il suo papà, che ha il difficile compito di continuare a vivere senza il suo bambino.

Boston, 15 aprile 2013.
“Un uomo corre. E’ distrutto, i passi sotto di lui sono sempre più pesanti. Ma la mente lo spinge a continuare. Si è preparato per questo momento, sapeva bene che la fatica di una maratona è grande. E’ stanco, ma il suo cuore è felice. Sa che pochi chilometri più avanti c’è la gioia del traguardo, l’orgoglio di avercela fatta, insieme a tutti quegli altri intorno, che non sono avversari, ma compagni di un’impresa. E’ felice perché sa che laggiù lo aspetta il suo bambino. Non c’è niente che possa riempire il cuore di un padre, più che lo sguardo innamorato e pieno di ammirazione di un figlio. E allora lui non sente più la stanchezza, i passi gli diventano leggeri, e un sorriso si apre sul suo viso. E corre, corre.
Poi, all’improvviso, un lampo. Lo sguardo innamorato di quel bambino non c’è più. Il sorriso si spegne sul volto dell’uomo, che ancora non sa di essere morto anche lui in quel momento.
L’uomo si ferma. Non corre più. Non correrà mai più.”

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